Oro sotto esame: la divergenza dai rendimenti reali reggerà ancora?
Punti chiave
- La resilienza dell’oro è sotto pressione: il forte rialzo dei rendimenti reali USA, il rafforzamento del dollaro e la rottura tecnica sotto quota 4.230 USD hanno innescato una nuova ondata di vendite.
- Il rendimento reale del Treasury USA a 10 anni è salito vicino al 2,85%, il livello più alto degli ultimi 18 anni, aumentando sensibilmente il costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento come l’oro.
- I flussi verso gli ETF e una domanda meno sensibile ai tassi continuano a rappresentare il principale fattore di sostegno, mentre il mercato bilancia le pressioni di breve periodo derivanti dal rialzo dei rendimenti con i rischi fiscali e finanziari di lungo termine associati a costi di finanziamento persistentemente elevati.
Nell’ultimo aggiornamento sui metalli preziosi abbiamo osservato che l’oro stava affrontando una crescente pressione da parte del mercato obbligazionario. La domanda era semplice: per quanto tempo avrebbe potuto proseguire la divergenza tra la domanda d'investimento e l'aumento dei rendimenti reali statunitensi? I movimenti delle ultime ore suggeriscono che questa relazione stia entrando nella sua fase di test più severa.
L’oro quota intorno a 4.150 USD (-3,2%) dopo aver violato il supporto chiave in area 4.230 USD durante la sessione asiatica. L’argento cede circa il 5%, penalizzato sia dal rialzo dei rendimenti sia dai timori di un rallentamento della crescita globale. La debolezza dei metalli preziosi riflette una combinazione di impennata dei rendimenti reali, rafforzamento del dollaro e vendite tecniche successive alla rottura del supporto, probabilmente accentuate da prese di profitto da parte degli investitori cinesi in vista della Golden Week.
La pressione esercitata dai tassi è sempre più difficile da ignorare. Il rendimento reale del Treasury USA a 10 anni è salito vicino al 2,85%, il livello più elevato degli ultimi 18 anni, mentre i mercati continuano a prezzare altri tre rialzi da 25 punti base entro aprile. In condizioni normali, un incremento così marcato del costo opportunità dovrebbe rappresentare un ostacolo significativo per un asset privo di rendimento come l’oro.
Eppure i dati continuano a mostrare una divergenza degna di nota: le posizioni detenute dagli ETF sull’oro hanno continuato a crescere nonostante l’aumento dei rendimenti reali. Resta da capire quanto questo sostegno possa durare. L’attenzione continuerà quindi a concentrarsi sui flussi verso gli ETF, in particolare da parte di investitori meno sensibili all'andamento dei tassi e più focalizzati sulle implicazioni di lungo periodo di costi di finanziamento elevati e persistenti. Rendimenti più alti rappresentano un freno per l’oro dal punto di vista valutativo, ma allo stesso tempo amplificano le tensioni fiscali e il costo del servizio del debito, rafforzando la domanda di lungo termine per il metallo prezioso come strumento di protezione dai rischi finanziari e sovrani.
Nel breve periodo, tuttavia, lo stress finanziario può trasformarsi in un fattore negativo. Le prime tensioni stanno emergendo nel segmento più vulnerabile del credito corporate statunitense. Tassi più elevati aumentano i rischi di rifinanziamento, gli spread dei titoli tripla C si sono ampliati sensibilmente e il differenziale rispetto al debito con rating B è tornato su livelli storicamente associati a fasi di marcato rallentamento economico. Più in generale, venerdì lo spread tra obbligazioni high yield statunitensi e Treasury si è ampliato di altri 12 punti base, raggiungendo 294 punti base, il livello più elevato da aprile.
Se queste pressioni dovessero intensificarsi, margin call, difficoltà di rifinanziamento ed esigenze di liquidità potrebbero spingere gli investitori a vendere anche gli asset più solidi per reperire liquidità. In tali contesti, il mercato dell’oro, tra i più profondi e liquidi al mondo, diventa una fonte naturale di finanziamento. Si crea così un importante paradosso: gli stessi rendimenti elevati che rafforzano la tesi strutturale dell’oro possono, nel breve termine, generare vendite forzate e pressione sui prezzi.
Per il momento, l’impennata dei rendimenti reali e la violazione del supporto tecnico suggeriscono che la resilienza dell’oro stia affrontando la prova più dura dall’inizio di questo ciclo rialzista.