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Midterm USA: oro in rally, petrolio in calo e rame alle prese con il rischio dazi

Materie Prime 5 minutes to read

Punti chiave

  • La vittoria dei Democratici ridisegna lo scenario: il risultato delle midterm aumenta la prospettiva di uno stallo politico, contribuendo alla flessione del dollaro e dei rendimenti dei Treasury e offrendo sostegno alle materie prime.
  • Oro e argento guidano i rialzi: rendimenti più bassi, debolezza del dollaro e copertura delle posizioni corte sostengono i metalli preziosi, con l’oro che riconquista la resistenza chiave a 3.970 USD.
  • Il rame rivede il rischio dazi: una minore probabilità di dazi statunitensi sul rame raffinato potrebbe attenuare le distorsioni dell’offerta globale, controbilanciando in parte i fondamentali favorevoli di lungo periodo.
  • Il petrolio arretra sulle prospettive di un accordo con l'Iran: la pressione politica per contenere i costi energetici alimenta le aspettative di una soluzione negoziata, anche se i poteri del presidente Trump in politica estera mantengono aperto il rischio di una nuova escalation.

La vittoria dei Democratici alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti ha rappresentato una significativa battuta d’arresto politica per il presidente Donald Trump, con il partito avviato verso maggioranze più ampie del previsto sia alla Camera sia al Senato. Il risultato assume particolare rilievo anche in alcuni Stati che avevano sostenuto con decisione Trump appena due anni fa e riflette il malcontento degli elettori per il costo della vita, le accuse di corruzione e il conflitto con l’Iran.

Il nuovo equilibrio a Washington apre la prospettiva di due anni di maggiore stallo politico, con l’agenda interna di Trump destinata a incontrare una più forte opposizione in Congresso. Il presidente conserva tuttavia ampi poteri esecutivi, soprattutto in materia di politica estera e commercio.

I mercati delle materie prime hanno reagito nel complesso positivamente. I rialzi sono stati guidati dai metalli industriali e, soprattutto, dai metalli preziosi, sostenuti dall’indebolimento del dollaro e dal calo dei rendimenti dei Treasury. Il Bloomberg Dollar Spot Index è sceso di circa lo 0,5%, registrando la maggiore flessione giornaliera degli ultimi due mesi, mentre i rendimenti obbligazionari sono diminuiti sulle aspettative che un Congresso controllato dai Democratici possa limitare nuove misure di espansione fiscale. Anche la debolezza dei mercati energetici ha contribuito alla discesa dei rendimenti, attenuando le pressioni inflazionistiche.

Le implicazioni, tuttavia, variano sensibilmente tra le diverse materie prime. Oro e argento emergono come i principali beneficiari nell’immediato, mentre sul rame gli investitori stanno rivalutando sia il rischio di nuovi dazi sia le prospettive della domanda. Sul mercato petrolifero, invece, cresce l’attenzione sulla possibilità che la battuta d’arresto politica di Trump possa favorire nuovi tentativi diplomatici per porre fine al conflitto in Medio Oriente.

Oro e argento beneficiano di un dollaro più debole e del calo dei rendimenti

Oro e argento sono stati tra i principali beneficiari dopo le elezioni, sostenuti dall’indebolimento del dollaro, dal calo dei rendimenti dei Treasury e da una nuova fase di copertura delle posizioni corte. La prospettiva di un governo diviso ha rafforzato le aspettative che ulteriori misure di espansione fiscale possano diventare più difficili da approvare.

Per l’oro, si tratta di uno sviluppo potenzialmente favorevole dopo la recente e marcata correzione, alimentata dalla riduzione generalizzata della leva finanziaria sui mercati, dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalla debolezza dei titoli tecnologici. Dopo essere sceso la scorsa settimana sotto l’importante supporto a 3.970 USD, l’oro ha riconquistato questo livello, spingendo i venditori che seguono il momentum a rivedere le proprie posizioni. Il recupero ha inoltre riportato l’attenzione sulla linea di tendenza ribassista in vigore dallo scorso agosto, il cui superamento duraturo potrebbe favorire ulteriori acquisti.

Anche le prospettive di più lungo periodo appaiono generalmente favorevoli. Un calo dei prezzi dell’energia potrebbe attenuare le pressioni inflazionistiche, consentendo alla Federal Reserve di prestare maggiore attenzione al sostegno della crescita economica. Allo stesso tempo, lo stallo politico potrebbe alimentare nuove incertezze sui finanziamenti pubblici, sui negoziati sul debito e sulle prospettive fiscali.

L’attenzione resta ora sulla capacità del recupero di attirare nuova domanda da parte degli investitori, andando oltre la sola copertura delle posizioni corte. L’andamento del dollaro e dei rendimenti dei Treasury, insieme alle aspettative sulla politica monetaria della Fed, saranno probabilmente determinanti per la prossima fase.

Anche l’argento ha seguito l’oro al rialzo, ma non ha ancora superato i livelli tecnici che potrebbero innescare ulteriori coperture delle posizioni corte e nuova domanda. La sua maggiore volatilità lo rende particolarmente sensibile al sentiment degli investitori, mentre l’esposizione alla domanda industriale fa sì che le prospettive sulla crescita globale e sugli investimenti tecnologici possano continuare a influenzarne la performance relativa.

Il rame rivede il rischio dazi, ma i fondamentali di lungo periodo restano favorevoli

Il rame è inizialmente sceso verso i minimi degli ultimi quattro mesi, intorno a 6,27 USD per libbra, prima di recuperare terreno e riportarsi in area 6,46 USD. Il movimento riflette le forze contrastanti che stanno influenzando il mercato. Uno dei principali elementi di incertezza riguarda le prospettive dell’intelligenza artificiale e degli investimenti nei data center. Dopo un lungo periodo di forti aspettative sulla domanda legata alle infrastrutture energetiche, il settore potrebbe essere sottoposto a un maggiore controllo politico e normativo, alimentando dubbi sulla futura crescita degli investimenti.

Allo stesso tempo, il controllo democratico del Congresso potrebbe offrire sostegno all’elettrificazione e alle energie rinnovabili, tutelando gli incentivi esistenti e limitando eventuali tentativi di ridimensionare le politiche per l’energia pulita. Il potere di veto del presidente Trump rende tuttavia più difficile l’approvazione di nuove misure legislative di ampia portata.

Nel breve periodo, un fattore ancora più rilevante per il rame riguarda le prospettive dei dazi sulle importazioni statunitensi. L’amministrazione aveva precedentemente valutato l’introduzione di dazi sul rame raffinato a partire da gennaio 2027, contribuendo a un significativo accumulo di scorte nei magazzini statunitensi. Questi volumi sono stati di fatto sottratti alla normale circolazione internazionale, riducendo la disponibilità di rame in altri mercati e contribuendo all’aumento dei premi fisici, in particolare in Cina.

Dopo la netta sconfitta elettorale, e con il costo della vita sempre più centrale nel dibattito politico, la probabilità di nuovi dazi sul rame raffinato potrebbe essersi ridotta. Ciò potrebbe diminuire l’incentivo a mantenere elevate scorte negli Stati Uniti e favorire gradualmente il ritorno di parte del materiale sui mercati internazionali. Una simile dinamica potrebbe allentare le tensioni attualmente riflesse nei premi all’importazione cinesi e negli spread del London Metal Exchange.

È importante sottolineare, tuttavia, che si tratterebbe principalmente di una redistribuzione delle scorte esistenti e non di un aumento della produzione mineraria globale. Quest’ultima resta sotto pressione, mentre la domanda strutturale continua a essere sostenuta dall’elettrificazione, dagli investimenti nelle reti elettriche e da altri progetti infrastrutturali.

In questo contesto, le prospettive di lungo periodo restano complessivamente favorevoli, anche se l’esito elettorale potrebbe aprire una fase di consolidamento mentre gli operatori rivalutano il rischio dazi, i flussi delle scorte e le prospettive della domanda statunitense.

Il petrolio arretra mentre cresce l'attenzione su un possibile accordo in Medio Oriente

I prezzi del petrolio hanno ripreso a scendere, perdendo 11 USD negli ultimi tre giorni, mentre il mercato sembra scommettere sempre più sulla possibilità che Trump cerchi una via d’uscita dal conflitto in Medio Oriente dopo la battuta d’arresto elettorale. Con il costo dell’energia diventato un tema politico centrale, un accordo negoziato con l’Iran che favorisca la normalizzazione dei flussi energetici nella regione potrebbe consentire all’amministrazione di alleviare la pressione sui consumatori e, al tempo stesso, mostrare progressi su un importante fronte di politica estera.

I recenti sviluppi hanno alimentato le aspettative di una possibile svolta diplomatica, anche se tra Washington e Teheran permangono differenze significative. È importante sottolineare che la minore influenza politica interna di Trump non limita necessariamente la sua capacità di agire sul piano internazionale. Al contrario, di fronte a uno stallo legislativo, il presidente potrebbe fare maggiore affidamento sui poteri esecutivi e sulle iniziative di politica estera, mantenendo quindi concreto il rischio di una nuova escalation.

Nel frattempo, la ripresa delle spedizioni di greggio dal Medio Oriente ha iniziato a esercitare pressioni sui prezzi del mercato fisico, favorendo una possibile normalizzazione dei margini di raffinazione e, in prospettiva, un calo dei prezzi dei carburanti. Perché i benefici arrivino pienamente ai consumatori, tuttavia, è necessario che riprendano anche le esportazioni di prodotti raffinati dalle raffinerie mediorientali. Finora questa ripresa è rimasta contenuta, suggerendo che il calo dei prezzi alla pompa potrebbe richiedere più tempo rispetto alla flessione delle quotazioni del greggio.

Anche il mercato del gas naturale deve affrontare dinamiche simili. Europa e Asia restano particolarmente sensibili agli sviluppi in Medio Oriente, ma anche una completa riapertura delle rotte marittime regionali non determinerebbe un immediato ritorno alla normalità delle forniture di GNL. Con l’Europa che si avvicina all’inverno con livelli di offerta inferiori rispetto agli ultimi anni, condizioni meteorologiche e andamento della domanda continueranno a svolgere un ruolo determinante.

Il cambiamento politico non implica un'immediata inversione di rotta

Le elezioni hanno profondamente modificato gli equilibri politici negli Stati Uniti, ma le conseguenze per le materie prime dipenderanno dalla risposta di Trump e dalle misure che verranno effettivamente adottate. Il nuovo Congresso entrerà in carica solo a gennaio, lasciando nel frattempo all’amministrazione e al Congresso uscente ancora margini di intervento.

Per ora, i metalli preziosi beneficiano dell’indebolimento del dollaro e del calo dei rendimenti, mentre sul rame gli operatori stanno rivalutando le distorsioni dell’offerta legate ai dazi. Sui mercati energetici, invece, l’attenzione si concentra sempre più sulla possibilità di una soluzione negoziata al conflitto in Medio Oriente.

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Midterm USA: la reazione iniziale dei mercati Fonte: Bloomberg e Saxo

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